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L’utenza coreana insorge contro Apple: class-action a difesa della privacy

La casa di Cupertino in queste ultime settimane è passata agli onori della cronaca principalmente per due ragioni: la girandola di indiscrezioni relative al nuovo iPhone che continua inarrestabile con rumor che vanno nelle direzioni più diverse e per le note vicende giudiziarie in materia di brevetti. E' proprio un nuovo caso giudiziario a coinvolgere Apple in Corea.

apple

Sarebbero 27.000 i sudcoreani ad aver sottoscritto la class-action contro Apple che ha ad oggetto una presunta violazione della normativa sulla privacy che la casa di Cupertino avrebbe violato registrando i dati personali dei suoi utenti tramite iPhone e iPad. Il risarcimento richiesto per ogni singolo partecipante all'azione legale è di circa 930 dollari per un totale di 25 milioni di dollari.

Il caso giudiziario appena descritto  non è isolato e segue ai precedenti che hanno visto la casa di Cupertino coinvolta nel cosiddetto "Location gate". Nei mesi scorsi Apple aveva rassicurato l'utenza sul fatto che non tracciasse gli spostamenti degli utenti, ma mantenesse un database con tutti gli hotspot e le celle telefoniche a cui il dispositivo si collega esclusivamente per facilitare le successive operazioni di localizzazione (richieste ad esempio dai software di navigazione GPS). Per sgombrare il campo da equivoci Apple ha rilasciato un aggiornamento firmware che ha corretto il meccanismo di raccolta dei dati geografici.

Nonostante le rassicurazioni di Apple e la modifica al firmware di iPhone e iPad, le azioni legali che hanno avuto ad oggetto proprio la violazione della privacy conseguente alla raccolta dei dati non autorizzata si sono moltiplicate nelle settimane scorse. Oltre a quella appena menzionata, l'ultima in ordine di tempo, Apple è stata già citata in giudizio in USA da due utenti in Florida e uno in Portorico. Sempre in Corea del Sud all'inzio di agosto Apple era stata condannata dalla commissione coreana per le telecomunicazioni al pagamento di una multa di 2.800 dollari per analoghi motivi.

Fonte: Bloomberg via BGR

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La casa di Cupertino in queste ultime settimane è passata agli onori della cronaca principalmente per due ragioni: la girandola di indiscrezioni relative al nuovo iPhone che continua inarrestabile con rumor che vanno nelle direzioni più diverse e per le note vicende giudiziarie in materia di brevetti. E’ proprio un nuovo caso giudiziario a coinvolgere Apple in Corea.

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Sarebbero 27.000 i sudcoreani ad aver sottoscritto la class-action contro Apple che ha ad oggetto una presunta violazione della normativa sulla privacy che la casa di Cupertino avrebbe violato registrando i dati personali dei suoi utenti tramite iPhone e iPad. Il risarcimento richiesto per ogni singolo partecipante all’azione legale è di circa 930 dollari per un totale di 25 milioni di dollari.

Il caso giudiziario appena descritto  non è isolato e segue ai precedenti che hanno visto la casa di Cupertino coinvolta nel cosiddetto “Location gate”. Nei mesi scorsi Apple aveva rassicurato l’utenza sul fatto che non tracciasse gli spostamenti degli utenti, ma mantenesse un database con tutti gli hotspot e le celle telefoniche a cui il dispositivo si collega esclusivamente per facilitare le successive operazioni di localizzazione (richieste ad esempio dai software di navigazione GPS). Per sgombrare il campo da equivoci Apple ha rilasciato un aggiornamento firmware che ha corretto il meccanismo di raccolta dei dati geografici.

Nonostante le rassicurazioni di Apple e la modifica al firmware di iPhone e iPad, le azioni legali che hanno avuto ad oggetto proprio la violazione della privacy conseguente alla raccolta dei dati non autorizzata si sono moltiplicate nelle settimane scorse. Oltre a quella appena menzionata, l’ultima in ordine di tempo, Apple è stata già citata in giudizio in USA da due utenti in Florida e uno in Portorico. Sempre in Corea del Sud all’inzio di agosto Apple era stata condannata dalla commissione coreana per le telecomunicazioni al pagamento di una multa di 2.800 dollari per analoghi motivi.

Fonte: Bloomberg via BGR

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