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Un cellulare che si autoricarica con onde sonore?!

I dispositivi moderni offrono una grandissima variabilità di intrattenimento multimediale ma richiedeno un alto consumo dell'energia fornita dalla batteria, con conseguente rapido esaurimento della stessa.
Ecco come si potrebbe rimediare nel futuro.

Il problema della prestazione delle batterie per cellulari, palmari, notebook ed altri dispositivi portatili è sempre stato quello di garantire un'autonomia il più possibile estesa nel tempo, per permettere all'utente di lavorare senza andare continuamente alla ricerca di una presa elettrica in casa o in posti pubblici.

Fino a poco tempo fa l'idea di una batteria capace di autoalimentarsi era pura fantascienza, anche se non mancano progetti bizzarri che cercano di utilizzare l'energia solare per ricaricare la batteria (vedi ad es. questa notizia).
Forse però, grazie al lavoro di Tahir Cagin professore del Dipartimento "Artie McFerrin" di Ingegneria Chimica dell'a "Texas A&M University", la fantascienza potrebbe diventare realtà.

Il professore Cagin con il suo staff sta utilizzando la nanotecnologia e la teoria dei materiali "piezoelettrici" per realizzare una nuova batteria capace di autoalimentarsi.

Il progetto di Cagin è quello di utilizzare le onde sonore, create dall'utente o dall'ambiente circostante, per ricaricare la batteria utilizzando particolari materiali "piezoelettrici".
Lo staff di Cagin ha trovato un particolare materiale capace di offrire un aumento del 100% di ricarica se viene costruito in dimensioni davvero ridotte: in questo caso soli 21 nanometri (un miliardesimo di metro, è una misura di atomi e molecole e il solo capello misura ben 100.000 nanometri di spessore!).

Oltre alle onde sonore, anche le onde create dalla pressione possono essere convertite in energia dalla batteria di Cagin (es. pressione dovuta ad un gas, ad un liquido o ad un solido). Infatti, la parola "piezoelettricità" deriva dal greco "piezein" che vuol dire "da pressione" e quindi i materiali piezoelettrici sono materiali (di solito di ceramica o cristalli) che generano voltaggio quando una forma di stress meccanico è applicata.

Anche se di dimensioni veramente ridotte, la batteria di Cagin ha buonissime possibilità di avere un enorme impatto sull'industria delle batterie portatili, e il progetto ha già attirato l'attenzione della Defense Advanced Research Projects Agency, che cerca sempre di ridurre le dimensioni delle batterie e offire un'estesa autonomia per i dispositivi in dotazione ai soldati.

Fonte: Science Daily

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I dispositivi moderni offrono una grandissima variabilità di intrattenimento multimediale ma richiedeno un alto consumo dell’energia fornita dalla batteria, con conseguente rapido esaurimento della stessa.
Ecco come si potrebbe rimediare nel futuro.

Il problema della prestazione delle batterie per cellulari, palmari, notebook ed altri dispositivi portatili è sempre stato quello di garantire un’autonomia il più possibile estesa nel tempo, per permettere all’utente di lavorare senza andare continuamente alla ricerca di una presa elettrica in casa o in posti pubblici.

Fino a poco tempo fa l’idea di una batteria capace di autoalimentarsi era pura fantascienza, anche se non mancano progetti bizzarri che cercano di utilizzare l’energia solare per ricaricare la batteria (vedi ad es. questa notizia).
Forse però, grazie al lavoro di Tahir Cagin professore del Dipartimento “Artie McFerrin” di Ingegneria Chimica dell’a “Texas A&M University”, la fantascienza potrebbe diventare realtà.

Il professore Cagin con il suo staff sta utilizzando la nanotecnologia e la teoria dei materiali “piezoelettrici” per realizzare una nuova batteria capace di autoalimentarsi.

Il progetto di Cagin è quello di utilizzare le onde sonore, create dall’utente o dall’ambiente circostante, per ricaricare la batteria utilizzando particolari materiali “piezoelettrici”.
Lo staff di Cagin ha trovato un particolare materiale capace di offrire un aumento del 100% di ricarica se viene costruito in dimensioni davvero ridotte: in questo caso soli 21 nanometri (un miliardesimo di metro, è una misura di atomi e molecole e il solo capello misura ben 100.000 nanometri di spessore!).

Oltre alle onde sonore, anche le onde create dalla pressione possono essere convertite in energia dalla batteria di Cagin (es. pressione dovuta ad un gas, ad un liquido o ad un solido). Infatti, la parola “piezoelettricità” deriva dal greco “piezein” che vuol dire “da pressione” e quindi i materiali piezoelettrici sono materiali (di solito di ceramica o cristalli) che generano voltaggio quando una forma di stress meccanico è applicata.

Anche se di dimensioni veramente ridotte, la batteria di Cagin ha buonissime possibilità di avere un enorme impatto sull’industria delle batterie portatili, e il progetto ha già attirato l’attenzione della Defense Advanced Research Projects Agency, che cerca sempre di ridurre le dimensioni delle batterie e offire un’estesa autonomia per i dispositivi in dotazione ai soldati.

Fonte: Science Daily

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