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Equo compenso sui dispositivi elettronici: la SIAE batte cassa

Aria torbida in materia di tecnologia mobile: un emendamento presentato alla Legge di Stabilità, mira infatti ad introdurre l’aumento dell’equo compenso gravante sui dispositivi mobili (hard disk, telefonini ecc.). E’ quindi destinata a lievitare la celebre “tassa dell’hi-tech”, imposta a produttori e importatori di strumenti elettronici che offrono uno spazio di archiviazione di massa.

L’emendamento, spiega il suo promotore Francesco Ribaudo, ha come obiettivo ultimo quello di uniformare il calcolo dell’equo compenso alla media europea (seppure in questa analisi non siano stati considerati paesi come Regno Unito e Spagna, mercati dove l’equo compenso neanche esiste).

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Gli introiti, spiega Ribaudo, “saranno utilizzati in parte per erogare borse di studio, finanziamenti ed altri benefici a favore dei talenti emergenti nei campi musicali, cinematografici, teatrali e letterari.”

Ma come si traduce tutto ciò? Con l’aumento del prezzo di smartphone, tablet, hard disk e degli altri dispositivi elettronici che siamo soliti utilizzare quotidianamente. Grazie a questo favore legislativo, si stima che la SIAE possa intascare dai 130 ai 200 milioni di euro.

E intanto, come naturale che fosse, è già partita la crociata dei produttori, dei commercianti e dei consumatori, inevitabilmente colpiti da quella che a tutti gli effetti si pone come un nuovo aumento di tasse.