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Android L su iPhone 5s, svelato il mistero

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Mike Huang, studente universitario, ha pubblicato ieri sulla sua pagina Facebook un video nel quale Android L (Developer Preview) veniva eseguito su un iPhone 5s.

 

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A distanza di 24 ore è arrivata la spiegazione ufficiale da parte del ragazzo: Android non è in esecuzione (installato) su iPhone, ma trasmesso in streaming attraverso un server. Un’idea presa direttamente dal cloud gaming. Prodotti come GameStream di NVIDIA e Onlive hanno una latenza estremamente bassa e garantiscono un’esperienza quasi nativa. Basta solo una connessione a internet.

Android è attualmente la piattaforma mobile più diffusa e l’obiettivo di Mike Huang era chiaro: fornire agli utenti la possibilità di eseguire applicazioni Android su iOS, andando ben oltre.

I ragazzi hanno esaminato varie soluzioni. C’era un vecchio porting di Android per iPhone 3G, ma questo darebbe vari grattacapi all’utente: jailbreaking e installazione di un sistema operativo alternativo. Ovviamente queste operazioni non sono alla portata di tutti.
Ci sono anche porting di Android Dalvik VM su iOS, ma Android cambia così rapidamente che queste app sarebbero diventate obsolete entro un anno e mezzo. Inoltre la politica del”App Store di Apple proibisce esplicitamente app come questa, quindi l’utente dovrebbe eseguire il jailbreak in ogni caso.

Quindi si giunge alla soluzione  “telefono all’interno del telefono“, estremamente vantaggiosa per gli sviluppatori. I ragazzi hanno in programma di collaborare con Apple per permettere agli utenti di scaricare ed eseguire qualsiasi applicazione Android su dispositivi iOS.

Resta da vedere se Apple accetterà o meno tale accordo (più probabile la seconda ipotesi).

Attualmente, la loro soluzione viene eseguita come un’applicazione nativa iOS sostenuta da un server.
Molti sensori (fotocamera, microfono) non funzionano, e non è ancora possibile effettuare chiamate ma, a detta degli sviluppatori, verrà risolto tutto nei prossimi giorni.
Un’altra sfida sarà portare Android su Windows Phone, piattaforme desktop e anche dispositivi Android, realizzando di fatto il progetto Android for All.
Da risolvere il problema dell’autonomia, visto che iPhone (o qualunque terminale) dovrà restare collegato alla rete dati (3G o Wi-Fi) e i device Apple non sono certo mostri da questo punto di vista.

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